La postura

8 04 2010

Interessante documentario televisivo sul linguaggio del corpo, analizzato nei suoi aspetti e significati, con i risultati delle ricerche sperimentali, delle tecniche e delle nuove tecnologie, inventate ad uso di politica, marketing, polizia, per leggere gli esseri umani come libri aperti: mani, corpo, faccia, voce…

“La postura è un segnale involontario, varia con lo stato emotivo di tensione o relax, ed è meno controllabile della voce e del volto: svela l’atteggiamento di una persona. Osservate qualcuno attentamente: il suo modo di camminare, di stare in piedi, di sedersi, rivela stili di comportamento e ruoli vissuti, stati d’animo, fiducia in sé, auto-immagine. L’analisi dei segni di rilassamento e di tensione, dimostra che di solito ci si sente più tranquilli con gli inferiori e con le donne.

Anche se non osserviamo con attenzione una persona che ci sta di fronte – testa bassa, spalle incurvate, sguardo dimesso – percepiamo ugualmente la sua sensazione di inferiorità e, senza pensarci, ci comportiamo di conseguenza, affermando la nostra superiorità, oppure cercando di “tirarla su”, a seconda del carattere che abbiamo.

Immaginare la postura uguale in tutto il mondo sarebbe sbagliato: in ogni cultura, le persone hanno i loro modi peculiari di stare distesi, seduti, in piedi.  Inoltre ci sono molte variazioni tra uomini e donne, che dipendono dal contesto e dallo status sociale, dalle convenzioni in pubblico, dal tipo di relazione, che può essere improntata all’amicizia o all’ostilità, o condizionata da una visione patriarcale che vede l’uomo superiore e la donna inferiore, l’uno dominante, l’altra sottomessa.”

Brano tratto dal libro “La lingua segreta delle immagini”.





Lo spazio personale

17 02 2010

“Ogni essere umano è nato da una sola cellula che si duplica a ripetizione: in ogni cellula del nostro corpo (ce ne sono 100 miliardi) c’è un nucleo di memoria, le informazioni genetiche ereditate, che viene trasformata con la duplicazione dell’RNA e immagazzinata come proteina. Ogni cellula dell’organismo ha la capacità di svolgere le stesse funzioni della cellula cerebrale. In altre parole, la mente è localizzata in tutto il corpo: il corpo pensa, ricorda, apprende.

Lo spazio personale è una proiezione dell’io ed è influenzato da fattori culturali, sociali, emozionali, dalla propria struttura fisica e dall’ambiente. Tra un gatto e un topo, come tra qualsiasi animale di specie diverse, c’è una “distanza critica”, quel centimetro in più da non superare, perché altrimenti scatta la fuga.

Tra gli animali della stessa specie, ed anche tra gli esseri umani, esiste una distanza personale ed una pubblica. Gli esperimenti hanno dimostrato che l’individuo manifesta la tendenza graduale a star solo, a costruire intorno a sé un “bozzolo” psicologico e spaziale. I territori collettivi, come la scuola, il lavoro, gli spazi pubblici, costituiscono un’eccezione, perché bisogna adattarsi alle regole sociali.”1

1. La lingua segreta delle immagini, capitolo Il Linguaggio del corpo.





Good-bye, good-bye

20 12 2009

Scena finale dell’opera rock Androidi, testo e regia di Ida Mastromarino, musiche di Franco e Vanni Boccuzzi, coreografie Paul Pritchard. Interpreti: Gilles Coullet, Patrizia Zanetti, Katia Ghinelli, Arturo Saudella, Tristano Gargano, Antonella Taccarelli, Nella Guarnieri, Giuseppe Lasorsa, Francesco D’Elia, Lino Lancione, Fiorenza Sorbelli, Patrizia Telelli, Giuseppe Russo, Carmen D’Oronzo. Canta Tristano Gargano, che all’epoca (1989) aveva circa 14 anni, nei panni di “Utopia 3″,

Nell’unica registrazione sopravvissuta, (il secondo tempo è in B/N e con una sola camera), il testo mi commuove ancora per lungimiranza di visione e surplus di idealismo ed illusioni. In più quel ragazzino è diventato grande e ancora gira con la sua astronave…

“Good bye-good bye, amici miei, di un mondo che non sa più amare, io inseguirò quei sogni che comprare non si può, ci riuscirò, goodbye…
Ma dove vai, resta con noi, le stelle sai sono lontane, sogni ideali, immensità… diversa è la realtà, lo imparerai, vai vai…

Universi di emozioni e fiabe non esistono più, programmati anche i sorrisi e le utopie, nelle cupole profumi e suoni vivi solo in tv, niente più malinconie, astrazioni, fantasie…

E allora dai, andiamo via, fermarsi ancora è una follia, che senso ha?, amici miei, è tempo di cambiare, di immaginare, dai, dai!

Si potranno combinare allora nelle nostre città, tecnologiche visioni e nostalgie, spalancare le finestre al sole senza tossicità, uomo e androide insieme ormai, nel futuro andiamo noi…





Viaggio nel tempo

2 12 2009

Brano tratto dall’opera rock Androidi di Ida Mastromarino, musiche Franco e Vanni Boccuzzi.

La darwiniana evoluzione della specie interpretata splendidamente dal mimo francese Gilles Coullet, al tempo allievo e collaboratore del Maestro Yves Le Breton, che tenne un indimenticabile stage sul linguaggio del corpo al cast di Androidi.

Negli ultimi anni molte scienze, a partire dalla fisica quantistica, mettono in discussione il meccanicismo della visione evolutiva di Darwin. Per chi indaga sui misteri archeologici del passato remoto, e rilegge i miti della creazione di tutti i popoli, nuove prospettive, nuove visioni prendono forma. Leggere un libro come “Le astronavi del Sinai” di Zacharia Zitchin, che sostiene con dovizia di dati che gli antichi Dei Sumeri, gli Anunaki, potrebbero essere degli extraterrestri, apre la mente come un saggio ed emoziona come un romanzo. Tutto è incredibilmente verosimile, anche se il nostro condizionamento meccanicistico o monoteista frena perché ha le vertigini: l’Universo appare davvero imperscrutabile e l’essere umano un piccolo incerto tratto in un disegno enorme.








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