Il Femminile occultato

Il Cenobio de Valerón è un giacimento archeologico preistorico, situato in Gran Canaria.  365 camere artificiali di misure diverse scavate nella toba vulcanica, un agglomerato di cellette, distribuite su 5 livelli, alcuna delle quali possedevano finestre. Le ipotesi su queste grotte abitate incastonate nella montagna sono differenti, come sempre quando si parla dei misteri della preistoria. La visione accademica ufficiale ci parla di un granaio, in cui si immagazzinavano cereali, alimenti e attrezzi. Una visione totalmente materiale, che esclude altri racconti del tempo della conquista spagnola – vecchie cronache sull’esistenza di una corporazione di Vestali, Le Harimaguadas,  che vivevano in una specie di conventi installati all’interno di grandi caverne – e ignora l’opinione di etnografi che insistono nella caratterizzazione del luogo come un convento o Cenobio di sacerdotesse.

Troppo spesso la scienza si fa guidare da pregiudizi mascherati di obbiettività, la visione sessista è radicata così in profondità nella cultura ufficiale di tutto il mondo, che il femminile è relegato in ruoli marginali anche nella ricostruzione di un passato così lontano. Per l’archeologia ufficiale i simboli del linguaggio sacro femminile sono solo “decorazioni geometriche”, “statuette di fertilità”.  Lo ha dimostrato l’archeologa Maria Gimbutas: tutta le interpretazioni della storia, tutti i siti archeologici dovrebbero essere rivivisitati, alla ricerca del Femminile nascosto, come ha fatto lei, rivelando le tracce del culto della Dea, che unisce i siti preistorici di tutta Europa. Ci sono molte tracce somiglianti anche qui, alle Canarie.

Per la sua maestosa bellezza, questo è un luogo perfetto per la meditazione. Qui si possono incontrare le lucertole giganti (lagartos) di cui parla Plinio il Vecchio, nell’anno 77. Con un po’ di fortuna questi inoffensivi draghi si possono ancora vedere allo stato naturale a La Gomera, El Hierro, Tenerife, Gran Canaria. Ho avuto questa sorte proprio qui, al Cenobio di Valeron, luogo sacro del feminile antico. Il messaggio? Per elevare il nostro femminile ad un livello più alto di coscienza, e giungere a Sophia, dobbiamo affrontare il drago delle emozioni.

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C’è amore e Amore

Love is love è un brano tratto dalla mia opera rock Androidi (1989), con le musiche di Franco e Vanni Boccuzzi. Qui la protagonista degli Umani spiega cos’è l’amore agli Androidi, usando termini che loro possono comprendere, incaute parole chimiche.

Nello spettacolo, gli Androidi applicheranno ciò che hanno capito e “stupreranno” l’umanità. Nella vita di oggi, se qualcuno vuole ancora illudersi che l’amore è solo una questione di chimica, deve sapere che nuota nello stagno delle passioni, insieme agli androidi e alla scienza meccanicistica.

Senza passioni, dicono i romantici, non c’è amore. Ed esauriscono la loro vita in acrobazie sentimentali, lingerie e intrecci clandestini, che mettono in circolo molta adrenalina, sempre alla ricerca di stimoli nuovi, aiutini chimico-alcolici, ché le passioni, si sa, durano davvero poco e servono sempre più fiammiferi per accenderle.

Romanticismo e monoteismi (ebraismo, cattolicesimo, islamismo) congiunti, fanno strage di psiche umana. Melense illusioni e sensi di colpa nutrono gran parte delle problematiche psichiche, fisiche, sociali, contemporanee. Penso alle depressioni dilaganti, alle malattie di origine psicosomatica, all’aumento dei divorzi, alla violenza domestica. La “Banda dei media”, a colpi di grancassa e a trilli di violini, suona la stessa musica, usando il peccato per alimentare il desiderio, e indurre al consumo di ogni genere di merce. Anche il corpo è merce.

Che amore può mai nascere in questo circo dalle aspettative programmate? Bisogna fare una bella pulizia con lo specchio impietoso, e scovare le proprie abitudini mentali ed emotive, per rendersi conto di allevare dentro di sè questi demoni ignoranti. Magari star soli, non cercare consolazioni passeggere, discriminare il sesso dall’amore.

Chissà, forse allora, intimo, sincero, autentico, mutevole e creativo, ecco appare Amore…

Androidi ed emozioni

SFREG – TU NON SEI NESSUNO è la canzone degli androidi, macchine razionali cui viene negato di provare emozioni, prerogativa esclusiva degli esseri umani, di un’ipotetica società del 4023. Il brano è tratto dall’opera rock italiana Androidi (1989), musiche di Franco e Vanni Boccuzzi, testi Mastromarino-Boccuzzi, testo e regia di Ida Mastromarino.

E’ questo un tema caro alla fantascienza, dalle saghe di Isac Asimov al poco noto e straordinariamente attuale “Solo il cuculo canta al limitare del bosco” di Walter Tevis, alle immagini memorabili del film Blade Runner di Ridley Scott.

Perchè siamo così sensibili a questo tema?
Il rapporto tra razionalità e psiche ci riguarda molto da vicino come esseri umani: non avremo pace nè piena coscienza finchè non saremo consapevoli di questi due aspetti della nostra personalità e delle nostre abitudini mentali ed emotive.

Nel frattempo, la ricerca scientifica continua a perfezionare modelli di robot e androidi,  finalizzati  a scopi militari e di controllo…  la fantascienza più inquietante prende corpo e si fa attuale.

6 cappelli per pensare

mandala fuocoE’ un metodo per stimolare la creatività, con il pensiero laterale o divergente, ideato da Edward De Bono. Dà spazio a tutti i tipi di pensiero che l’essere umano non è consapevole di possedere, spingendo all’uso delle facoltà che non si usano.

Nelle relazioni con gli altri, capita a tutti di fossilizzarsi su un solo punto di vista, oppure di sovrapporre diversi tipi di pensiero, generando confusione e difficoltà di confronto. Ogni tipo di pensiero non è né negativo né positivo in sé, semplicemente esiste. Un pessimista, che vede sempre tutto nero, distrugge ogni fiducia in un’idea nascente ma può anche evidenziare gli aspetti rischiosi di un progetto.

Le emozioni possono arricchire di significati un’idea ma anche inquinarla: considerate inferiori e perciò mai ammesse ai “tavoli degli adulti”, se restano inascoltate, compresse, trovano poi dei modi plateali e distruttivi per manifestarsi.

Con il sistema dei cappelli colorati, da indossare assumendo in sé il pensiero corrispondente, si scoprono i diversi aspetti del nostro modo di affrontare la vita, quelli che non usiamo mai e quelli che usiamo sempre, si riesce a distinguerli e a dirigerli, come un direttore fa con i suoi orchestrali. Con il gesto teatrale di indossare cappelli di colori diversi, ogni tipo di pensiero ha il suo spazio legittimo di espressione, accettato e riconosciuto dal gruppo, come una maschera mette al riparo dal ruolo che s’interpreta. Costruite dei cappelli colorati, anche con dei semplici cartoncini avvolti a cono. Indossate a turno il cappello di un colore e valutate la situazione in oggetto, stando ben attenti ad usare, con quel cappello, solo e soltanto quel tipo di punto di vista.

Cappello bianco: richiede l’esclusiva valutazione dei fatti, l’assunzione di un punto di vista neutrale. Nessuno ha idee prefabbricate: con il cappello bianco si assumono informazioni, parlano i dati, le cifre, con assoluta precisione e imparzialità.

Cappello rosso: è l’atteggiamento opposto, è il momento di lasciare liberi presentimenti, intuizioni, impressioni. Con il cappello rosso non abbiamo alcun bisogno di giustificazioni, ragioni e motivi per ciò che sentiamo: emozioni, sentimenti, irrazionale vanno legittimati e resi visibili.

Cappello nero: qui s’indossa la logica negativa, il giudizio critico. Il cappello nero consente di esprimere un punto di vista pessimistico, distruttivo. È il momento di evidenziare gli errori, i rischi di un’idea, di porsi domande negative.

Cappello giallo: rappresenta il pensiero positivo, fattivo, costruttivo, che mette in luce i vantaggi di un’idea. Con il cappello giallo si fanno proposte, suggerimenti, si immaginano nuovi scenari per il futuro, si garantiscono efficacia e innovazione: non c’è creatività senza ottimismo.

Cappello verde: apre la mente a nuove idee, concetti, concezioni, crea deliberatamente, cercando cambiamenti e nuovi approcci ai problemi. È il cappello della creatività, porta a muoversi invece di giudicare, a considerare l’idea come ponte, propulsore, per qualcos’altro. Qui si indossa la logica dell’assurdo, della provocazione a caso, del cambio di maschera.

Cappello Blu: è il momento di pensare col pensiero, di organizzare il pensiero. Il cappello blu è il direttore d’orchestra, richiede il controllo degli altri cappelli, per la sintesi di tutti i punti di vista, definisce il problema, compila un programma, un quadro complessivo.

Indice del libro

Copertina

I – L’ARTE DELLA MEMORIA

Archivio multimediale p.11, Le abitudini mentali ed emotive p. 16

II – LA PERCEZIONE SENSORIALE

La percezione selettiva p.20, Test e allenamenti sensoriali p.24, Visualizzare p.29

III – L’ARTE DELLA CREATIVITA’

Le tecniche creative p.33, Il processo creativo p..37, I punti di vista p. 39

IV – IL LINGUAGGIO DEL CORPO

Lo spazio personale p.42, Il significato dei gesti p. 45

V – PROGETTARE

Fotografia p.50, Audiovisivi p.54, Pubblicità p. 60, Cartoni animati p. 64

VI – PRODURRE

Una storia di invenzioni p.69, Le comunicazioni di massa p.77, La produzione audiovisiva p. 82, Produrre un cartone animato p.87

VII – L’ARTE DELLA FOTOGRAFIA

Vedere la realtà in modo fotografico p. 92,  La riproduzione fotografica p. 99, Analogico e digitale p.107

VIII – LA LUCE

Le proprietà p.112. I tipi di luce p.115,  Funzioni psicologiche della luce p.118

IX – LA MAGIA DELLA RIPRESA

L’occhio dello spettatore p.123,  L’inquadratura p.126, La distanza cinematografica p.129, I movimenti di macchina p.133, Elementi collaterali p.139

X – L’ARTE DEL MONTAGGIO

La pratica p.143,  Il montaggio narrativo p.147,  Il montaggio continuo p.158,  La colonna sonora p.168

XI – L’ANIMAZIONE

Il disegno animato p.172,  Distorsione e movimento p.179, Altre tecniche di animazione p.184

XII – LA TELEVISIONE

La neo-televisione p.186,  Il nuovo linguaggio televisivo p.191, Gli effetti sociali dei media p.196, La patente p.201

XIII – IL REALE E L’IMMAGINARIO

Il Mito della Caverna p.207, L’immagine della realtà p.213,  L’immaginario p.219,  Bibliografia p.226

Pelo Blanco

MalaguetaEstoy a la Malagueta, la zona este de Málaga, tranquila, preciosa, con su playa y su paseo. Tengo hambre y espero con ansia las 8.00 de la noche, ora en la que abren los restaurantes. Me siento al primero que veo: que raro, ya hay algunas personas que se sientan a las mesas fuera… y son todos ancianos. Parecen jubilados pero con dinero. Las señoras son muy elegantes, grupos de 3-4, todas con el pelo teñido, truco, joyas, uñas pintadas de purpura. Parece que vienen siempre aquí, porque el camarero les saluda por el nombre.

Mientras espero mi pescado, noto una señora en la silla de ruedas que se fija en me. Me mira mal, puede ser que yo haya tomado su mesa habitual, y que esté esperando que me vaya para sentarse. Al final se sienta a una mesita que se queda libre, con su marido. El parece muy viejo: delgado, pequeñito, el pelo blanco, sencillo. Ella, sobre su silla, puede tener la misma edad pero es diferente: elegante, pelo rojo, truco, uñas largas marrón, joyas. Pasan muchos ancianos y la saludan, haciendo preguntas sobre su salud. Es evidente que ha pasado algo, todos le dicen que está mucho mejor, pero ella se lamenta.

¿Que lugar es eso? ¿Es aquí que los ancianos vienen a interpretar sus final de vida, come si fueran jóvenes, en un barrio de jubilados? Aquí se puede ver la presente devaluación de la vejez: tienen que enmascararla para sentirse bien.

playaMe acuerdo de cuando decía a mi madre que tenía que dejar su pelo amarillo, porque es importante acostumbrarse a veer el cambio físico, y prepararse a dejar la vida, lentamente, día después día, porque solo así no te busca el gran miedo, todo en una vez, y de repente tu te vas. Es importante que te des el tiempo de distanciarte de cosas y personas, de meditar… Me comprendía pero fue de pelo amarillo hasta la fin. Me decía que yo ero la única con la que había podido hablar de la muerte, porque todas las personas le decían que no, que no se habla de eso, “¡Tu estas bien, porque hablas de muerte?!”. Me hablaba sonriendo, me entregaba cosas, recuerdos y pensamientos, empeño 1 año en hacerlo. Me acuerdo de estos momentos como los mejores de nuestra intimidad. Como siempre es, “de repente” se enfermó y en poco tiempo, murió. Estaba contenta de irse, no quería vivir mas. “Son solo lo mas jóvenes que tienen miedo, yo he hecho todo lo que deseaba”. Suerte que hubiésemos hablado, preparándonos a la separación. Ahora la siento cerca de mi y no me falta, no tengo añoranza, todo he estado hecho y dicho. Hemos tenido el tiempo y la voluntad de no fingir hacer algo.

playaAhora me voy. Desde que estoy sentada aquí, todos se fijan en mi, será por mi pelo blanco, será porque estoy sola y escribo… Adiós, chicas, salgo de esta película. Todas las miradas siguen hasta la esquina esta señora – “¡con pelo blanco! ¡Así joven!” – que se va. El restaurante tiene un nombre americano.

Málaga, 8 de octubre 2009

El coraje de la vejez

Hoy he leído en el País un articulo de Umberto Eco. Es un escritor italiano famoso, profesor de Semiología en la universidad de Bolonia, donde he estudiado yo. He pensado: ! Mira! El escribe en español ! Que maravilla! He empezado a leer, admirando la calidad de sus palabras, mientras en mi cabeza pensamientos come “entonce, yo también podría escribir bien…”, tocaban las arpas de mi inconmensurable Ego. Por suerte, las dudas me defienden da el y, de repente, mis ojos se van al fondo della pagina y, claro, hay un traductor español. Eso me relaja y empiezo a leer, para disfrutar de la ocasión única de leer un autor que admiro, por el profundo conocimiento de la lengua italiana, bien traducido en el español que estoy estudiando ahora. Muy interesado, se habla de Saramago, el Nobel portugués que a los 87 anos está publicando un blog donde “exhibe una franqueza y beligerancia muy distinta a su estilo de novelista”.

Son muy pocas, hoy en día, las personas que escriben con franqueza, y siempre son muy ancianas. Es la libertad que te deja la proximidad con la muerte, que te quita las ilusiones y el miedo. Esta es la verdadera riqueza de la vejez, pero nadie non enseña a llegar a esta sabiduría, la juventud parece el único valor importante.

Me gustaría tener ya ahora este coraje maduro. Cuando vuelva a Canarias puede ser que empieze un blog en castellano, donde poner mis reflexiones. Un buen titulo podría ser “Crónicas Canarias”, parafraseando las crónicas marcianas de Ray Bradbury. Pero, in este caso, la marciana sería yo.

Málaga, 7 de octubre 2009

Gracias, Instituto Picasso.

Alimentar los estereotipos: tender colada en Màlaga

Alimentar los estereotipos: tender la colada en Màlaga

Dos semanas de curso intensivo en el Instituto Picasso de Málaga… y empiezo a escribir en castellano. Perdonáis mis errores, que todavía serán de “nivel 3 avanzado”.

En esto Instituto, hay muchas sensibilidad por todo lo que tiene a ver con el condicionamiento de los medios, en particular de los jóvenes. Lo he visto en los textos como en las palabras de los profesores. Esta filosofía me gusta mucho. Si yo viviese en Málaga, podría enseñar muchas cosas en este sentido, usando imágenes.

Estando aquí me siento como una directora-periodista “arrepentida”, también si yo, personalmente, no he hecho nada malo. Solo he creído in mis ilusiones. Como todos los arrepentidos soy una fuente de información, de contenidos profundos, porque nunca he dejado de estudiar todo lo que tiene a que ver con la comunicaciones, la filosofía, la psique, haciendo tesauro de mi experiencia profesional y humana.

Antes de dejar Italia, y el trabajo en la Universidad del Salento e al Instituto de Arte de Monopoli, he escrito un libro que habla de todo eso. Se presenta como un manual de didáctica audiovisual, un tema que está a la moda, pero al mismo tiempo te enseña como está estructurada la mente humana. Que habla a través imagines, es perezosa y luego rutinaria… y como es simple condicionarla, y cuales son las técnicas usadas.

Así, porque estoy convencida que nada pasa por casualidad, en Málaga me pregunté: “no podría ser que en el Instituto Picasso se encuentrase un profesor que habla italiano y que estuviese interesado a leer il libro, para una traducción en español? Me gustaría que fuese así, me gustaría que en España, antes de llevar a cabo el mismo camino de Italia, se comprendiese la importancia, y la necesidad, de un control sobre la educación que pasa a través de todos los medios, non solo de la “caja tonta”.

Me sería gustado… pero no fue así. Gracias por la experiencia verdaderamente intensiva que ha facilitado el mi aprendizaje y por todas las relaciones estimulantes con los profesores y los estudiantes.

“El lenguaje secreto de las imagines” espera de ser traducido, en una patria lingüística mas grande que la italiana… hay alguien aquí?

Fuerteventura, 2 de noviembre 2009

Rivoluzione di coscienza

Mandala Arena Per uscire dall’egoismo capitalista individuale o statale, che dir si voglia, dobbiamo uscire dal mondo dell’io. Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo potrà morire quando morirà il mostro del desiderio, dell’egoismo, del “tu sei tu” e “io sono io”.
La via dell’io è via d’ingiustizia, d’intolleranza, di non libertà e di non fratellanza, qualunque filosofia possa seguire. Se vogliamo, dunque, instaurare una società in cui la Libertà, la Fratellanza e l’Uguaglianza vivano veramente, dobbiamo fare una radicale rivoluzione di coscienza e rettificare prima di tutto in noi il guasto che inconsciamente o consciamente abbiamo prodotto; dobbiamo, in altri termini, modificare le cause non gli effetti.
Senza questa rivoluzione, ogni altra rivoluzione è falsa rivoluzione. (…) Lo “Stato ideale” e perfetto dobbiamo realizzarlo prima di tutto in noi stessi. Là dove non v’è una perfezione interiore, non può esserci altresì una perfezione esteriore.”.

Raphael, “La Filosofia dell’Essere”