Due passi con i desideri

Due passi a piedi nel centro di Bari, per vedere l’effetto che fa, dopo anni di assenza e il filtro informativo delle cronache spagnole.

Le vetrine delle grandi firme si sono moltiplicate. Gli abiti da migliaia di euro e i tacchi vertiginosi mi riportano alla mente il giro di grandi “putas” al soldo di Berlusconi, che foraggia i loro acquisti e fa fiorire il commercio cittadino. Però, che ci fanno tutte queste signore attempate davanti alle vetrine, commentando gli abiti? La loro realizzazione si basa sul fatto di poterli possedere. Sono così manipolate che pensano di poter coprire con quei cenci griffati il loro vuoto frustrato. Buona fortuna, signore.

Le piccole librerie si sono riempite di gadgets, per sopravvivere. Segno evidente che ormai sono in pochi a leggere, fuori dalla cornice del grande evento pubblicitario.

Anche trovare una cartoleria “normale” risulta difficile, sembrano gioiellerie, invece di semplice cancelleria qui vendono “status symbol per ufficio”, custoditi in teche di vetro. Mi sembra di vederli, manager rampanti e politici, esibire la propria potenza attraverso questi oggetti lussuosi.

Mentre cammino, rumori e puzze diventano insopportabili. La gente cammina frettolosa, lo sguardo assente, a volte arrogante e maleducata, tutti storditi dai ritmi e dai rumori del traffico. Qui il clacson si suona sempre, anche solo per giocare a salutarsi, come queste due giovani smart ferme al semaforo.

Fuggo dal centro per insofferenza. Salendo le scalette del ponte dell’extramurale, dietro di me due ragazzi commentano appassionati la marca di scarpe dei loro sogni. Arrivati giù, montano su una minibici con le ruotine. Uno alla guida, l’altro in piedi sul portapacchi dietro, se ne vanno tranquillamente in controsenso tra le auto.

Ora ho solo voglia di tornare nella casa in cui sono ospite, lì ci sarà silenzio. Quando la imbocco, stanno ululando tutti gli allarmi dei negozi della strada. È andata via l’elettricità in 3 o 4 isolati, commentano i commercianti fuori. Gli allarmi mi perseguitano per un quarto d’ora, anche in casa  manca la corrente.

Ripenso con affetto a Corralejo, paesino di un’isola Fortunata, alla periferia dell’Impero, nel grande oceano del turismo cosmopolita. Lì nessuno suona il clacson e le auto si fermano volentieri alle strisce pedonali, il che genera spesso scene di gratitudine da parte dei cittadini di tutta Europa, ormai disabituati alla “gentilezza”. Lì si ode ancora la Natura cantare l’eterna primavera dei Campi Elisi.

Qui invece la primavera si accompagna alle “cozze pelose”: alla Corte della “Baresità”, si celebrano sempre gli stessi riti basati sull’avidità, il mangiare in testa a tutti.

I potenti bi-partisan del mondo lasciano da decenni che i  desideri umani siano orientati dalla pubblicità e dalla televisione. Questi sono i risultati: menti ottenebrate, confuse, dalle merci che fanno di te qualcuno. Senza una coraggiosa revisione critica dei nostri stessi desideri, sarà sempre più difficile incontrare pace, verità e bellezza.

gatto del cimitero con il suo peluche

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Lettera ai Rettori delle Universitá d’Europa – di Antonin Artaud

 

“Signor Rettore,

nella stretta cisterna che ella chiama “pensiero”, i raggi spirituali imputridiscono come la paglia.

Basta coi giochi di parole, cogli artifici di sintassi, le acrobazie di formule, bisogna ora trovare la grande Legge del cuore, la Legge che non sia una Legge, una prigione, ma una guida per lo spirito smarrito nel suo stesso labirinto. Piú in là dove possa giungere la scienza, là dove i fili della ragione si spezzano contro nuvole, ecco il labirinto, punto centrale ove convergono tutte le forze dell’essere, le innervature ultime dello spirito.

In quel dedalo di muraglie mobili e continuamente spostate, al di fuori di tutte le forme conosciute di pensiero, il nostro spirito si muove, spiando i suoi movimenti più segreti e più spontanei, quello che possiedono un’impronta di rivelazione, un vento venuto da lontano, sceso dal cielo.

Ma la razza dei profeti si è estinta. L’Europa si cristallizza, si mummifica lentamente sotto le bende delle sue frontiere, delle sue officine, dei suoi tribunali, delle sue università. Lo Spirito congelato scricchiola tra gli strati minerali che si serrano su di lui.

La colpa è dei vostri sistemi ammuffiti, della vostra logica per la quale 2 e 2 fanno 4, l’errore è in voi Rettori, impigliati nella rete dei sillogismi. Fabbricate ingegneri, magistrati, medici a cui sfuggono veri misteri del corpo, le leggi cosmiche dell’essere; falsi saggi che non vedono nell’oltre-terra, filosofi che pretendono di ricostruire lo Spirito. Il più piccolo atto della creazione spontanea è un mondo più complesso e più rivelatore di qualsiasi metafisica.

Lasciateci perdere, Signori; voi non siete altro che usurpatori. Con quale diritto pretendete di incanalare l’intelligenza, di conferire i brevetti dello Spirito?

Non sapete nulla dello Spirito, ignorate le sue ramificazioni più nascoste ed essenziali, quelle impronte fossili così vicine alle scaturigini di noi stessi, quelle tracce che a volte mettono in luce nei giacimenti più oscuri dei nostri cervelli.

In nome stesso della vostra logica vi diciamo: La vita puzza, Signori. Guardate un istante le vostre facce, considerate i vostri prodotti. Attraverso il setaccio dei vostri diplomi passa una gioventù scheletrita, perduta. Siete la piaga di un mondo, Signori, e tanto peggio per quel mondo: ma che esso almeno non si creda di governare l’umanitá.”

Antonin Artaud – 15 aprile 1925, in La révolution surrèaliste – N.3

da Patrick Waldberg, “Surrealismo” (Mazzotta Editore, Milano 1967)