“Out”

Quando ho lasciato la Puglia, mi sono fatta il più bel regalo di sempre: cinque anni vissuti a Fuerteventura. Mentre l’eterna primavera scaldava le mie ossa e la natura risvegliava il cuore, me ne andavo meditando sulla vita, prendevo le distanze dal mio nome, dalla mia storia personale, dalla mia carriera, e tutto si trasformava in creazione artistica, multiforme, senza pause, libera.

Quando sono tornata in Puglia, e sono già due anni, pur essendo cambiata dentro, non sono riuscita a mantenere questa creatività felice. Lo so, i cicli della vita sono alterni ma la verità è che le radici mi stanno strangolando.

Tutto è vecchio e conosciuto, non è cambiato niente. Semmai è peggiorato, ognuno chiuso nel suo doppio su FB, attaccato al passato, senza la forza di svelare con coraggio le illusioni che ne hanno fatto parte. Le cose non sono come abbiamo pensato che fossero e la realtà di oggi, politica, sociale, culturale, umana, ne è la prova evidente: poteri determinati a farci schiavi, informazione imbavagliata e manipolante, trionfo di mafie di ogni tipo, relazioni false, superficiali, e tanta, tanta collusione individuale, ognuno a grattare un po’ di utile per sé. Belle parole e cattive pratiche.

Sono “out”.

Ho 60 anni, non tingo i miei capelli bianchi né mi maschero per sembrare più giovane.

Sono giornalista ma non ho parole mondane da sprecare, tantomeno per due euro al chilo.

Sono regista ma preferisco non usare la mia telecamera per riprendere le passerelle dell’ovvio e dei blabla o un territorio che devasta la sua bellezza.

Sono artista ma non sono contemporanea visto che, anche se sono viva, mi ostino a dare significati profondi alle mie opere, nel trionfo circostante dell’insulso.

Sono politicizzata ma distante anni luce da qualsiasi partito, dunque priva della possibilità di lavorare.

Sono donna ma non amo più l’egoismo di un pensiero femminile che attribuisce ogni colpa agli altri, pur non essendo esente da difetti e connivenze.

Ammetto di essere stata arrogante, egoista, stronza; di essermi illusa su tante cose; di aver vissuto buona parte della mia vita nell’ignoranza di me stessa; di aver scoperto un mondo interiore di una ricchezza infinita; di studiare tanto, assecondando i miei molteplici interessi; di amare mio marito, l’unico vero amico con cui scambio, rido, gioco, creo.

Sì, sono proprio “out” e sapete che vi dico? Mi piaccio veramente. Se vorrete cancellarmi dalle vostre cerchie, ne sarò lieta. Io già lo sto facendo. Senza vecchie zavorre raggiungerò prima il prossimo approdo. Quale sarà? E che ne so. Io intanto sono viva.

idatindaya

Anticalcare per la mente

elemento agua

Elemento Acqua – Digital art di Ida Mastromarino

Nella nostra giovinezza abbiamo contestato “la tradizione”, vedendo in essa lacci troppo stretti o considerandola “di destra”. In realtà, quella che ci presentavano come “assoluta” era una forma annacquata, distorta dai poteri che sanno come manipolare le menti, per legarci ai fili dei nostri desideri e farci danzare le loro coreografie preordinate.                   Ci siamo nutriti delle loro favolette per tutti i gusti, le abbiamo assaporate, pensando che fossero impastate anche con la nostra farina.

elemento tierra

Elemento Terra – Digital art di Ida Mastromarino

Duole rendersene conto, lo so. Disincrostarsi non è mai facile. Il calcare si annida nei posti più segreti. Nessuno lo fa volentieri, di solito ci si è costretti. Afferma C.G. Jung: “Nulla si trasforma senza necessità e la personalità umana meno che mai. Essa è terribilmente conservatrice, per non dire inerte. Solo la più dura necessità riesce a risvegliarla.”   Mettere in discussione il proprio Ego, con tutto il suo corredo di certezze, abitudini mentali ed emotive, è un lavoro impegnativo, che non ha mai fine. In cambio, si produce la nascita di un livello di coscienza superiore e la mente si apre a nuove percezioni della realtà. Questo insegnano tutte le tradizioni filosofiche e religiose antiche.

Conoscendo te stesso conosci tutti i difetti e i pregi del mondo.

elemento aire

Elemento Aria – Digital art di Ida Mastromarino

La Scienza contemporanea conferma molte intuizioni della Tradizione, spostando i confini del conoscibile fuori dalla limitata percezione umana. Costretti nei limiti della percezione sensoriale, soggetti all’illusione di un solido ordine razionale e alla potenza oscura delle emozioni che mina quell’ordine dall’interno, la nostra mente proietta continuamente immagini e pensieri. Poco importa che siano reali o immaginari, per il cervello hanno la stessa concretezza di segnale elettrico che innesca processi fisici. Conoscersi significa capire come funzioniamo, vedersi oggettivamente.

elemento fuego

Elemento Fuoco – Digital art di Ida Mastromarino

Amarsi davvero

amore

A tutte le donne, e a tutti gli uomini, auguro di imparare ad amarsi davvero, liberi da antichi traumi emotivi infantili, liberi dagli stereotipi d’amore fasullo, liberi dalle finzioni della passione consumista. La violenza non è mai terreno d’amore.

Vittima si fa chi non ripulisce la propria anima dai desideri indotti dalle pressioni familiari, sociali e culturali.

Gli uomini sono forzati a rimuovere gli aspetti femminili del proprio sé, come le donne a ignorare i propri lati maschili. Il risultato è una vita con le maschere, amore da palcoscenico per ego insicuri, ben lontano da scambio, intimità, autentica comunicazione.

Per cambiare (se stessi e non gli altri!) occorre determinazione: riuscire a guardarsi senza auto-commiserazione, sostenere a lungo lo sguardo sulle proprie ombre interiori, essere disposti a staccarsi di dosso le croste delle abitudini mentali ed emotive, anche se fa male.

L’educazione sentimentale dei bimbi non è fatta di belle parole ma di esempi da imitare.

È questa la responsabilità che abbiamo, se non vogliamo che il mondo ripeta sempre le stesse tristi storie.

25/11/2013

amore2

Le immagini di dentro

La lingua segreta delle immagini - Foto dell'artista Teijo

il mio primo libro nella foto dell’artista Teijo

Quattro anni dopo la stesura del mio primo libro “la lingua segreta delle immagini”, non cambiano le premesse ma i contesti:

  1. Internet invade le menti di immagini, valanghe a getto continuo, ben al di là del concetto di “flusso”. Direi piuttosto tsunami, inondazione permanente.
  2. Imparare come si creano le immagini non interessa quasi a nessuno, tutti hanno il proprio aggeggio digitale, dallo smartphone in su, e ci fanno quel che gli pare. Già si pone evidente piuttosto la necessità di disintossicarsi dalla dipendenza.
  3. Insegnare come si creano le immagini non interessa più neanche a me. Confesso che tutto ciò che apprendo tra studi ed esperienze mi conferma che non ci sono regole creative da rispettare, solo limiti imposti dalla produzione industriale.
  4. Una cosa sola non è cambiata: le immagini continuano ad influenzare la nostra psiche, ad agire sulla memoria. I cervelli umani sono molto manipolabili, se non si sa come usarli. E, a scuola, nessuno ci ha insegnato questa lingua, che è rimasta “segreta”, sepolta dal razionalismo negli scantinati bui dell’anima.
  5. Ignari del funzionamento della nostra mente siamo alla mercé del primo venuto (bravo/a manipolatore/trice) o, semplicemente, ci facciamo male da soli.  Vale la pena iniziare un nuovo viaggio verso i remoti confini interni.

Nel frattempo, pubblico integralmente il mio primo libro su questo blog.

Elemento fuego - videoart

Elemento fuego – videoart

“Gli archetipi sono dinamici, sono immagini istintive, non inventate dall’intelletto. Stanno sempre lì e producono certi processi nell’inconscio, che si potrebbero perfettamente paragonare ai miti. E’ l’origine della mitologia. La mitologia è una drammatizzazione della costellazione di immagini che formulano la vita degli archetipi. I fondamenti di tutte le religioni, di molti poeti e così via, sono fondamenta del processo mitologico interno, qualcosa di necessario perché l’Essere Umano non è completo se non è cosciente di questo aspetto delle cose.” Carl G. Jung

Insalata fortunata

 

Come sei bella, insalata invecchiata sul campo.

Tutta cimata, felicemente in canna.

Ti hanno ingrassata, poi non t’hanno voluto più.

Creata per essere mangiata, non sei stata raccolta  nè tantomeno regalata.

Solo il profitto quaggiù è benvenuto

E un certo aspetto è più gradito.

Gioisci, per la tua libertà: le tue sorelle giacciono,

lavate e tagliate a pezzi, in un sudario di  plastica.

E’ fornito gentilmente da Bonduelle

A chi affida al supermercato la ricerca del proprio tempo perduto.

Tu invece ondeggi al vento, indifferente alle pochezze umane,

come alla buona sorte che ti è toccata.

Conosci il tuo ciclo e ciò ti basta.

La terra che ti nutre, a tua volta nutrirai.

Ti ammiro, insalata, per come sei invecchiata

E per come, naturalmente, morirai.

idam 2013

Insalata fortunata

Qué hermosa eres,
ensalada envejecida en el campo.

Llena de puntas,
felizmente en caña.

Te han engordado
y luego no te han querido màs.

Creada para ser comida,
no has sido recogida
ni tampoco regalada.

Sólo el provecho
aquí es bienvenido
y un “cierto” aspecto,
es más deseado.

Alégrate, por tu libertad:
tus hermanas yacen
lavadas y cortadas en trozos

en un sudario de plástico.

Está provisto gentilmente por Bonduelle,
a quién confía al supermercado
la búsqueda de su tiempo perdido.

Al contrario tú ondeas al viento,
indiferente a las mezquindades humanas,

como a la buena suerte que te ha tocado.

Conoces tu ciclo y eso es suficiente.

La tierra que te nutre,
tú también la nutrirás.

Te admiro ensalada,
por como envejeces y por como, naturalmente, morirás.

Mi dispiace

Autunno in PugliaQuanti amici se ne stanno andando…chi travolto da un incontro col destino, chi con una corda al collo, chi attende il suo turno a causa di qualche malattia.

È da qui che capisco che sono entrata nell’età in discesa. Non dico “vecchia” perché la parola sta diventando una parolaccia e non voglio sentire né esortazioni né cori compiacenti sulle facciate estetiche.

Della vecchiaia mi piace la saggezza che porta con sé, l’unica che ti fa convivere con quel fastidioso doloretto che prima non c’era, o accettare ogni ruga per le storie che ancora ha da raccontare.

Il mondo in cui viviamo ci spinge a rincorrere la giovinezza a tutti costi, la vecchiaia è un tabù. La morte ancor di più. Meglio non pensarci, meglio mascherarci.

Eppure c’è bisogno di pensarci senza paura, con il coraggio degli eroi, guardare la sostanza di cui siamo fatti e a cui ritorneremo. Ogni giorno della vita, così, diventa prezioso e profondo. Lontano dal “glamour”, specchietto per le allodole della società. Più veri, più sinceri con noi stessi. Tanto che abbiamo da perdere? Ancora catene? Siamo sempre noi, il carceriere e l’eroe che apre la cella. La vecchiaia ci rende liberi. Ne abbiamo viste tante. Abbiamo avuto tanto tempo per riflettere sulle stesse cose che ritornano.

Al capo di Facebook chiedo di aggiungere il tasto “mi dispiace”, perché la compassione cominci a circolare a livello planetario, spargendo il suo calore sui ghiacci dei nostri Ego.

Due passi con i desideri

Due passi a piedi nel centro di Bari, per vedere l’effetto che fa, dopo anni di assenza e il filtro informativo delle cronache spagnole.

Le vetrine delle grandi firme si sono moltiplicate. Gli abiti da migliaia di euro e i tacchi vertiginosi mi riportano alla mente il giro di grandi “putas” al soldo di Berlusconi, che foraggia i loro acquisti e fa fiorire il commercio cittadino. Però, che ci fanno tutte queste signore attempate davanti alle vetrine, commentando gli abiti? La loro realizzazione si basa sul fatto di poterli possedere. Sono così manipolate che pensano di poter coprire con quei cenci griffati il loro vuoto frustrato. Buona fortuna, signore.

Le piccole librerie si sono riempite di gadgets, per sopravvivere. Segno evidente che ormai sono in pochi a leggere, fuori dalla cornice del grande evento pubblicitario.

Anche trovare una cartoleria “normale” risulta difficile, sembrano gioiellerie, invece di semplice cancelleria qui vendono “status symbol per ufficio”, custoditi in teche di vetro. Mi sembra di vederli, manager rampanti e politici, esibire la propria potenza attraverso questi oggetti lussuosi.

Mentre cammino, rumori e puzze diventano insopportabili. La gente cammina frettolosa, lo sguardo assente, a volte arrogante e maleducata, tutti storditi dai ritmi e dai rumori del traffico. Qui il clacson si suona sempre, anche solo per giocare a salutarsi, come queste due giovani smart ferme al semaforo.

Fuggo dal centro per insofferenza. Salendo le scalette del ponte dell’extramurale, dietro di me due ragazzi commentano appassionati la marca di scarpe dei loro sogni. Arrivati giù, montano su una minibici con le ruotine. Uno alla guida, l’altro in piedi sul portapacchi dietro, se ne vanno tranquillamente in controsenso tra le auto.

Ora ho solo voglia di tornare nella casa in cui sono ospite, lì ci sarà silenzio. Quando la imbocco, stanno ululando tutti gli allarmi dei negozi della strada. È andata via l’elettricità in 3 o 4 isolati, commentano i commercianti fuori. Gli allarmi mi perseguitano per un quarto d’ora, anche in casa  manca la corrente.

Ripenso con affetto a Corralejo, paesino di un’isola Fortunata, alla periferia dell’Impero, nel grande oceano del turismo cosmopolita. Lì nessuno suona il clacson e le auto si fermano volentieri alle strisce pedonali, il che genera spesso scene di gratitudine da parte dei cittadini di tutta Europa, ormai disabituati alla “gentilezza”. Lì si ode ancora la Natura cantare l’eterna primavera dei Campi Elisi.

Qui invece la primavera si accompagna alle “cozze pelose”: alla Corte della “Baresità”, si celebrano sempre gli stessi riti basati sull’avidità, il mangiare in testa a tutti.

I potenti bi-partisan del mondo lasciano da decenni che i  desideri umani siano orientati dalla pubblicità e dalla televisione. Questi sono i risultati: menti ottenebrate, confuse, dalle merci che fanno di te qualcuno. Senza una coraggiosa revisione critica dei nostri stessi desideri, sarà sempre più difficile incontrare pace, verità e bellezza.

gatto del cimitero con il suo peluche