La lingua segreta

La comunicazione audiovisiva è influenzata da fattori intimamente connessi con la natura stessa dell’essere umano, di cui abbiamo disimparato l’importanza. Il modo in cui si percepisce la realtà che ci circonda, non è condizionato solo dalle caratteristiche fisiche dell’occhio, diverse da quelle di un qualsiasi apparecchio di ripresa, ma anche dal funzionamento della mente umana che produce spontaneamente immagini mentali. Spesso poi, ciò che crediamo di vedere subisce l’influsso di ricordi, abitudini mentali, proiezioni psichiche, emozioni o complessi, perlopiù inconsci. Altrettanto inconsapevolmente percepiamo i segnali non verbali, come la postura, la mimica, lo sguardo e i movimenti nello spazio, che, proprio come su un palcoscenico, disegnano significati di intimità, sfera personale, spazio reale, infinito. E infiniti sono i meccanismi di fascinazione dell’immagine, attraverso cui il reale e l’immaginario, si intrecciano nella psiche umana.

Il linguaggio delle immagini è istintivo in ogni essere umano, ma l’educazione tradizionale spesso lo ignora, inaridendosi sugli aspetti logici, razionali, deduttivi, materiali, gli unici ritenuti importanti, in una società maschile, che ha bollato l’altro modo, intuitivo, induttivo, come irrazionale, femminile, “inferiore”. Con il risultato di eliminare dalla consapevolezza, una parte straordinariamente importante della natura di ogni essere umano, uomo o donna che sia.
Gli studi sulla memoria e sulla creatività dimostrano che l’inconscio non comprende il metodo logico (di precetti e morali), perchè parla un’altra lingua, irrazionale, intuitiva, fantasiosa, paradossale. Percepisce gli altri attraverso il filtro della propria psiche (paure, complessi, fobie) e delle impressioni variopinte dei sensi, coglie le emozioni nel linguaggio del corpo, dà un significato al modo di occupare lo spazio e, attratto continuamente da mille stimoli, produce e proietta spontaneamente immagini.

La tecnica nasce da questa conoscenza arcaica: le sue radici affondano nella scienza ottica di Aristotele e nell’illusionismo delle ombre del Mito della Caverna di Platone. L‘invenzione rimbalza tra scienziati e maghi, che scoprono nuovi trucchi e, nel tempo, codificano un sistema di regole.
In piena rivoluzione digitale  e civiltà dell’immagine, paradossalmente, i saperi sono stati così parcellizzati nei singoli “specialismi”, da far proliferare un tecnicismo arido, in cui si perdono le radici, i perché profondi di una certa regola. Scopo di questo libro è svolgere un’azione divergente, unificare cioè le conoscenze in una visione multi-disciplinare, seguendo il filo di Arianna di antiche e moderne acquisizioni di sapere sulla psiche umana. La tecnica, così, riacquista spessore e senso e ci guida, con nuovi occhi, alla scoperta dell’universo.

La rivoluzione digitale fa crollare l’universo “analogico” industriale, fondato sulla rigida divisione dei ruoli professionali, dove tutti stanno ben attenti a non svelare i propri segreti, imparati in anni di gavetta, e rispondono “ruba con gli occhi” alle domande dei neofiti. In una vecchia intervista televisiva, al quesito “Lei è favorevole all’emersione di giovani registi?”, Federico Fellini risponde: “Certo che no… perché dovrei crearmi dei pericolosi concorrenti…?!”.
La rivoluzione digitale mette in mano a tutti uno strumento di ripresa ma attenzione, non basta saper spingere un bottone per parlare bene una lingua e tutto il sapere accumulato nel tempo, rischia di perdersi, travolto dalle mode e dalle banalità. Afferma il regista Lars Von Trier, in Dogma ‘95: “Per la prima volta chiunque può fare un film. Ma più i media diventano accessibili, più si fa importante l’avanguardia”. Le grandi potenzialità dei mezzi digitali riportano alla creatività del cinema delle origini, a prima che l’industria stabilisse le sue regole produttive, e rimette l’opera nelle mani di un unico creatore. Ecco perchè è importante formare figure poliedriche e preparate in modo completo.

Con l’esperienza di 30 anni di pratica professionale, torno a meditare sui libri di vari maestri, per trarne considerazioni sull’attualità, ma senza gli anni d’insegnamento all’Istituto d’Arte di Monopoli e allo Stamms, il Dams di Lecce, questo libro non sarebbe nato. Senza questo nuovo stimolo, senza la riflessione comune, autentica e partecipata, senza i visi, le bizzarrie variopinte, le emozioni, che ho condiviso con i miei allievi, la sintesi di varie discipline a me care, non si sarebbe compiuta.
Per queste ragioni, offro ai ragazzi di oggi uno strumento per comprendere la realtà in cui vivono. Perché – carichi come sono, di marchi da indossare “per esistere”, di onnipresenti cellulari e i.pod, di ritmi di vita che distruggono la capacità di fermarsi – possano osservare la realtà, mantenere la concentrazione, ricordare ciò che hanno visto. Allo stesso tempo, per i docenti, questo è un manuale che compendia le molte discipline da conoscere oggi per essere nel flusso della rivoluzione digitale o per deviarne artisticamente.

Le tecniche fotografiche e audiovisive insegnano che la vita è fatta di momenti magici da cogliere con uno scatto, di qui e ora da ricreare nello spazio – tempo di un film.
L’essenza delle regole accorpate in questo manuale, come quella di tutte le arti, è sempre la stessa: diventare consapevoli di se stessi e delle infinite sfaccettature della realtà, attraverso l’uso delle tecniche visive. L’attenzione al presente, svela le illusioni e le proiezioni della mente, consentendo di trovare una dimensione espressiva più alta. È questa l’impresa difficile, che trasforma in artista chi la compie.

Ida Mastromarino

2 thoughts on “La lingua segreta

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    strings of a Gig Bags contain tones which can be played by using the letters
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    Practicing RegularlyThose wondering how to learn the structure of gig bags tablatures.

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