Percezione selettiva

La registrazione dei segnali che arrivano dall’esterno segue percorsi complicati nella mente umana. La percezione a livello sensoriale non è  semplice come nei libri di fisiologia: un fascio di luce colpisce la retina dell’occhio e attiva alcuni neuroni che la ricoprono; questi trasmettono immediatamente un impulso elettrico attraverso le fibre nervose che li collegano al cervello. Lo schema fisiologico è semplice: ad ogni stimolo, una risposta.
Molti studi però hanno dimostrato che l’occhio non trasmette in modo automatico i segnali che arrivano sulla retinae che  si opera una   selezione anche a livello di percezione sensoriale. L’occhio non vede segni ma “forme”che seleziona in forma di Gestalt, cioè di “forme buone” già apprese; e questa prima selezione prefigura quelle che si opereranno nel cervello prima che questi accetti di immagazzinare una nuova informazione.   Un’elaborazione mentale che si fa più evidente con l’illusione ottica: osservando i geniali disegni di Escher, non si riescono a cogliere subito i paradossi architettonici o le ombre che non sono solo ombre, perché la mente le registra secondo una sua logica interna che “normalizza” le forme.
Di tutti i nostri sensi, la vista assicura la migliore memorizzazione. Nell’essere umano la percezione visiva costituisce la forma privilegiata di conoscenza del mondo esterno. Essa è nel novero delle attività che hanno alimentato l’invenzione dei simboli. La memoria per le immagini è quasi illimitata. Un proverbio anglosassone dice “Un’immagine vale mille parole”, parlando dell’efficacia di un’immagine  per comunicare un’idea; altrettanto possiamo dire della sua efficacia come strumento di memorizzazione di un’idea.

Più di 5 sensi
Ogni essere umano percepisce gli altri e il mondo esterno attraverso 3 canali sensoriali: visivo (la vista fornisce circa l’85% degli input mnemonici), auditivo (udito), cinestesico (olfatto, gusto, tatto, sensazioni corporee, emozioni, intuizioni…).

Pur avendo a disposizione anche più dei tradizionali 5 sensi, spesso si è portati a scegliere un canale preferito attraverso cui percepire – e quindi interpretare la realtà. C’è chi usa prevalentemente le immagini, chi i suoni, chi vari tipi di sensazioni. I canali esclusi, come  muscoli non usati, perdono forza, limitano la nostra percezione. La scelta (inconsapevole) dei canali sensoriali spesso avviene nei primi anni di vita, come risultato degli stimoli esterni e dell’affetto ricevuto: da bravi “cuccioli” imitiamo un genitore e facciamo nostro il suo modo di percepire il mondo, auto-limitandoci. Diventiamo ciò che vediamo (sentiamo, annusiamo…), così funziona l’apprendimento durante l’infanzia.

Arte e creatività
Nell’esercizio di qualsiasi professione artistica o mediatica, c’è bisogno di attivare l’attenzione e di esercitare tutti i sensi per riconsegnare con vividezza e profondità ciò che si vuole raccontare. Per catturare l’attenzione di chi ci ascolta, è necessario attingere ai diversi canali sensoriali: l’autore per immaginare atmosfere ed emozioni coinvolgenti, il fotografo o l’operatore di ripresa per inquadrare e illuminare la realtà, il montatore per tessere la rete d’associazioni visive e di ritmo, l’animatore per raffigurare tratti vitali di personaggi e azioni, l’attore per entrare nel personaggio, il giornalista per arricchire di dettagli una notizia, il regista per orchestrare il flusso di sensazioni negli spettatori.

L’educazione tradizionale esercita prevalentemente solo una parte delle nostre facoltà mentali: le capacità logiche e verbali dell’emisfero sinistro, vale a dire il 50% delle capacità umane. Da questa impostazione restano escluse da un uso cosciente quelle capacità creative, intuitive, collegate all’emisfero destro, implicitamente considerate “inferiori”, perché non razionali, eppure così importanti per ogni mestiere creativo e per la vita stessa. Sarà capitato a tutti di pentirsi amaramente per non aver dato ascolto ad un’intuizione profetica su qualcosa o qualcuno. Anche i modi di dire rivelano l’esistenza di altre antenne percettive di cui faremmo bene a fidarci… “ a pelle”! Razionalmente, “a pelle”, non significa niente. L’abbiamo toccata? Era ruvida o liscia? Quale dettaglio logico ci fa diffidare? Nessuno, eppure sappiamo bene  che, tutte le volte che ignoriamo le nostre intuizioni, ci rimettiamo qualcosa!

Individui unici
Non tutti percepiscono lo stesso evento, allo stesso modo: siamo individui unici. Ognuno ha immagini mentali diverse dagli  altri e interpreta il mondo a modo suo.
Chiedendo a persone diverse di immaginare la propria maglietta preferita, i “visivi” la vedranno riposta in un cassetto, gli “auditivi” ne sentiranno il crepitio sintetico, i “cinestesici” avvertiranno la sensazione di leggerezza sulla pelle. Ognuno avrà gradazioni, sfumature diverse, senza contare tutte le differenze individuali, familiari, sociali, ambientali, culturali…
Conoscersi è importante, perciò dobbiamo scoprire quali canali sensoriali usiamo e allenare quelli più “flaccidi”, per toglierci i paraocchi e aprirci a nuove percezioni, che ci renderanno più ricettivi e creativi: vedere, ascoltare, toccare, odorare, assaggiare, provare emozioni
Immaginiamo il nostro accappatoio… lo vediamo appeso in bagno, colorato o stinto, ricordiamo il fruscio della spugna pesante… ne avvertiamo la morbidezza sulla pelle, ne ciucciamo un lembo, ne annusiamo il profumo, sentiamo il piacere del pulito…

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