Arte della memoria

Archivio multimediale
La nostra memoria è un archivio enorme di ricordi, in cui visioni, suoni, sapori, emozioni, sono stivati in zone diverse del cervello, che restano collegate tra loro: basta richiamarne uno perché si presentino tutti. Come dire che se non ricordiamo il viso di una persona, il suo profumo o il suono della sua risata può portarci alla mente la visione globale. La memoria permette il riconoscimento dei simboli, senza ricordi sarebbe davvero difficile vivere, non ci sarebbe alcuna comprensione delle cose più elementari ed ogni volta sarebbe la prima volta, per qualsiasi gesto quotidiano.
Fra i messaggi inviati dai sensi, la mente trattiene più facilmente le immagini registrate dagli occhi, ed è in grado di ricordare altrettanto bene le immagini create dal nostro cervello. Non è un caso che per memorizzare con facilità bisogna far lavorare l’immaginazione visiva, creando immagini mentali: “ciò che verrà trasferito dalla memoria immediata alla memoria a lungo termine e vi persisterà per qualche ora… o per tutta la vita; parole, frasi, immagini sentimenti, in breve quello che, in mancanza di conoscenze più precise, gli psicologi chiamano patterns o immagini mentali ”.

La tradizione orale
L’Arte della memoria ha origine nei testi antichi greci e latini sin dal 477a.C., ma la storica Frances Yates ritiene che le tradizioni siano anche più antiche: ripresa e insegnata dai pitagorici, la mnemotecnica risalirebbe a tradizioni egiziane o mesopotamiche, ai tempi arcaici in cui la rarità di testi scritti rende indispensabile la trasmissione fedele delle tradizioni orali.
Lo studioso Giorgio Colli  sostiene che la nascita della filosofia greca, avviene quando l’arte della memoria si sta smarrendo, Platone inizierebbe a scrivere per evitare che le conoscenze dei sapienti siano perdute. Come le “parabole” dei grandi maestri, la tradizione orale si tramanda con l’arte del racconto per immagini.

Una leggenda attribuisce la scoperta agli dei: “Nel corso di un banchetto offerto da un nobile della Tessaglia che si chiamava Scopa, il poeta Simonide di Ceo cantò un poema lirico in onore del suo ospite, nel quale incluse anche un passaggio in gloria di Castore e Polluce. Scopa, meschinamente, disse al poeta che avrebbe pagato solo metà della somma convenuta per il panegirico e lo invitò a rivolgersi, per ottenere la differenza del suo compenso, agli dei gemelli cui era dedicata l’altra metà del poema.
Più tardi qualcuno venne ad avvertire Simonide che due giovani uomini lo attendevano fuori e desideravano vederlo. Egli lasciò il banchetto e uscì, ma non vide nessuno. Durante la sua assenza, il tetto della sala del banchetto crollò,  schiacciando sotto le macerie Scopa e tutti i suoi invitati; i cadaveri erano a tal punto sfracellati, che i parenti giunti per portarli via e seppellirli non furono in grado di riconoscerli. Ma Simonide si ricordava il posto che occupava ciascuno a tavola e così potè indicare ai parenti quali erano i loro morti. Castore e Polluce, i giovani invisibili che avevano chiamato fuori Simonide, avevano pagato generosamente la parte di panegirico a loro  dedicata salvandolo dal disastro. E questa avventura suggerì al poeta i principi dell’arte della memoria, di cui si dice fu l’inventore.” . Questo racconto parla per immagini, è paradossale e raccapricciante, tanto da essere ricordato nei millenni. Ripresa da Cicerone e trasformata nel MedioEvo e nel Rinascimento con altre finalità, l’arte della memoria ai nostri giorni è corroborata dalle ricerche scientifiche sul funzionamento della mente umana.

Qui ne esaminiamo solo gli aspetti che riguardano la creatività: come dicevano i greci, “Mnemosine è la madre delle Muse.”.

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