Abitudini emotive

Ognuno di noi subisce l’influsso di abitudini emotive che guidano la percezione di ciò che accade, diventando parte integrante del nostro modo di vedere la realtà. Queste abitudini hanno il potere di selezionare le cose a cui prestiamo attenzione e quelle che ignoriamo, senza che ci rendiamo conto del loro operare. Il modo in cui gli schemi ci mostrano la realtà ci sembra reale, perciò vediamo il problema come se stesse all’esterno, piuttosto che dentro la nostra mente.

Nell’essere umano c’è una stretta connessione tra sensazione, desiderio e azione. Le prime connessioni della catena avvengono quando i sensi percepiscono qualcosa, una visione, un suono, un sapore. Un anello della catena conduce all’altro: dalla percezione deriva il contatto, che a sua volta conduce alla sensazione. Le sensazioni piacevoli danno origine al desiderio, e in seguito all’adesione all’esperienza. A causa dell’adesione ci rivolgiamo all’azione, solitamente alla ricerca di un maggior piacere, oppure del suo opposto, la cessazione del dolore. Alla base d’ogni emozione c’è l’impulso ad agire.

Le distorsioni mentali e percettive
Le distorsioni mentali e percettive tipiche degli schemi emotivi sono diverse e possono portare alla selezione percettiva, quando ci ostiniamo a vedere le cose in un unico modo, tenendo in poco conto, tutte le prove che dimostrano il contrario. Possiamo generalizzare e far assumere ad un singolo avvenimento il significato di un meccanismo perpetuo, oppure pretendiamo di leggere la mente degli altri, spiegandone arbitrariamente il comportamento, attribuendo loro i peggiori intenti e pensieri. Il saltare subito alle conclusioni, ci porta a pensare che le peggiori convinzioni siano vere, sebbene non ci sia nessuna prova certa, mentre l’esagerazione ingigantisce un fatto banale fino a trasformarlo in una catastrofe.
Certe volte abbiamo delle reazioni del tutto sproporzionate ad un evento, delle vere e proprie esplosioni emotive, scatenate dai meccanismi mentali, di cui ci rendiamo conto solo quando finiscono. “I segni rivelatori di un “attacco di schema” sono una reazione eccessiva molto rapida, intensa e inappropriata  che, osservata con più attenzione, rivela un significato simbolico che innesca lo schema. (…). L’amigdala, la parte più arcaica del cervello, in cui hanno sede queste emozioni, agisce come un magazzino di schemi, un deposito del nostro repertorio di abitudini emotive negative” .
Gli schemi sono collegati a immagini mentali, pensieri, sensazioni, emozioni, scatenati da situazioni analoghe, che riattivano ferite più antiche, risalenti alla nostra infanzia. Crescendo si dimentica ma a volte basta un certo tono di voce, o un certo sguardo, per riattivarli.

Le realtà simboliche
La cosa interessante ai fini del nostro studio è che si può affermare che anche le immagini hanno il potere di attivare degli schemi emotivi. Secondo Tara Bennett –Goleman infatti questi “schemi vengono innescati da realtà simboliche. In questo senso uno schema opera in maniera più simile alla poesia, che a una proposizione dichiarativa (…) una poesia non può essere compresa in termini di significato letterale delle parole, poiché il suo significato è nelle suggestioni simboliche, nelle implicazioni emotive e nelle libere associazioni evocate dalle sue parole“.
Ancora una volta si crea un nesso tra l’essere umano e il linguaggio delle immagini. Un’immagine è una realtà simbolica: le scene rappresentate dal film prendono vita con visioni, suoni, pensieri, associati emotivamente, poeticamente, a creare suggestioni. Il linguaggio del film pesca più in profondità di quanto non si pensi nella nostra psiche.

Baudelaire: Il ricordo è il grande criterio dell’arte”

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