Immagini memorabili

Stando agli studi antichi e recenti, le basi delle tecniche di memoria sono:la creazione di immagini, con la visualizzazione e l’uso di tutti i sensi; l’ideazione di associazioni –il modo di fare naturale del cervello – basate sul concetto di continua trasformazione; l’evocazione di emozioni, la “conditio sine qua non”, il potenziale emotivo delle immagini fa ricordare di più, mentre l’eccesso provoca una rimozione, in altre parole una cancellazione (almeno apparente) del ricordo.
L’immagine memorabile colpisce tanto profondamente da non poter essere dimenticata. Riuscire a crearne almeno una, è il sogno d’ogni artista. Quali sono gli ingredienti?
L’immagine memorabile deve essere: sensoriale (coinvolgere tutti i sensi), movimentata, grottesca, comica, sproporzionata, emotiva.
Non può sfuggire l’analogia con il linguaggio audiovisivo, che crea immagini sensoriali ed emotive, in continua trasformazione e movimento (riprese), collegate con associazioni intuitive e ritmo (montaggio). Pur avendo delegato la nostra memoria ai computer, gli ingredienti per colpire l’attenzione sono gli stessi: la mente umana è immutata, come le tecniche per potenziarne le facoltà o… per utilizzarne le debolezze.

Immaginazione visiva
Ad Herennium, la più antica opera che descrive il metodo per visualizzare raccomanda di: “creare immagini capaci di restare il più a lungo possibile nella nostra memoria. Ci riusciremo formando immagini che colpiscono in modo particolare, non troppo numerose, né vaghe, ma efficaci; possiamo conferire loro una bellezza o una bruttezza eccezionali; ornarle di corone o mantelli di porpora, in modo da farle diventare più appariscenti; oppure renderli in qualche modo ripugnanti introducendo per esempio una persona sporca di sangue, imbrattata di fango o coperta di vernice rossa, per rendere l’effetto ancora più sconvolgente; o ancora possiamo tentare di conferire alle nostre immagini un aspetto comico. Anche questo può garantire una maggiore facilità di richiamo. Quel che ricordiamo facilmente se è reale, lo ricorderemo altrettanto facilmente se è immaginario” . Sembra incredibile che parole antiche riportino alla mente foto, film, telefilm, cartoons, videogame: scorrendo mentalmente il flusso di immagini in cui vortichiamo viene da chiedersi di quali brandelli, reali e immaginari, sia composta la nostra memoria.

Paul Valery scrive: “la memoria non è la conservazione del significato in sé ma di quanto, nel significato, possiamo associare a qualcosa che ci appartiene”.

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