Tecniche creative

Brainstorming

 

Significa tempesta di cervelli. È un metodo collettivo di ideazione, usato spesso per gli spot pubblicitari. La prima fase dell’ideazione richiede la raccolta di informazioni sul tema oggetto del lavoro. Significa cercare dati, statistiche, cifre, fatti, sull’argomento, che diventano la base su cui la nostra fantasia si mette al lavoro, a suo modo.

Come per tutte le tecniche creative,  è importante non giudicare subito le proprie idee né quelle degli altri, censurandole o esaltandole. Bisogna mettere da parte il giudizio critico, la logica, la razionalità e prendere nota di tutto ciò che viene in luce: solo in un clima libero da giudizi le idee possono fiorire. Scrivete tutto ciò che viene fuori dal brainstorming, e solo dopo passate all’analisi dei risultati. Analizzate ogni idea emersa per vederne limiti e vantaggi, possibilità di sviluppo, scartate ciò che non va bene, selezionate fino a che rimane l’idea più convincente.

6 cappelli per pensare 

 

E’ un metodo per stimolare la creatività, con il pensiero laterale o divergente, ideato da Edward De Bono. Dà spazio a tutti i tipi di pensiero che l’essere umano non è consapevole di possedere, spingendo all’uso delle facoltà che  non si usano. Nelle relazioni con gli altri, capita a tutti di fossilizzarsi su un solo punto di vista, oppure di sovrapporre diversi tipi di pensiero, generando confusione e difficoltà di confronto.

Ogni tipo di pensiero non è né negativo né positivo in sé, semplicemente esiste. Un pessimista, che vede sempre tutto nero, distrugge ogni fiducia in un’idea nascente ma può anche evidenziare gli aspetti rischiosi di un progetto. Le emozioni possono arricchire di significati un’idea ma anche inquinarla: considerate inferiori e perciò mai ammesse ai “tavoli degli adulti”, se restano inascoltate, compresse, trovano poi dei modi plateali e distruttivi per manifestarsi.

Con il sistema dei cappelli colorati, da indossare assumendo in sé il pensiero corrispondente, si scoprono i diversi aspetti del nostro modo di affrontare la vita, quelli che non usiamo mai e quelli che usiamo sempre, si  riesce a distinguerli e a dirigerli, come un direttore fa con i suoi orchestrali.

Con il gesto teatrale di indossare cappelli di colori diversi, ogni tipo di pensiero ha il suo spazio legittimo di espressione, accettato e riconosciuto dal gruppo, come una maschera mette al riparo dal ruolo che s’interpreta.

Costruite dei cappelli colorati, anche con dei semplici cartoncini avvolti a cono. Indossate a turno il cappello di un colore e valutate la situazione in oggetto, stando ben attenti ad usare, con quel cappello, solo e soltanto quel tipo di punto di vista.

 

  • Cappello bianco: richiede l’esclusiva valutazione dei fatti, l’assunzione di un punto di vista neutrale. Nessuno ha idee prefabbricate: con il cappello bianco si assumono informazioni, parlano i dati, le cifre, con assoluta precisione e imparzialità.

 

  • Cappello rosso:  è l’atteggiamento opposto, è il momento di lasciare liberi presentimenti, intuizioni, impressioni. Con il cappello rosso non abbiamo alcun bisogno di giustificazioni, ragioni e motivi per ciò che sentiamo: emozioni, sentimenti, irrazionale vanno legittimati e resi visibili.

 

  • Cappello nero: qui s’indossa la logica negativa, il giudizio critico.  Il cappello nero consente di esprimere un punto di vista pessimistico, distruttivo. È il momento di evidenziare gli errori, i rischi di un’idea, di porsi  domande negative.
  • Cappello giallo: rappresenta il pensiero positivo, fattivo, costruttivo, che mette in luce i vantaggi di un’idea. Con il cappello giallo si fanno proposte, suggerimenti, si immaginano nuovi scenari per il futuro, si garantiscono efficacia e innovazione: non c’è creatività senza ottimismo.

 

  • Cappello verde: apre la mente a nuove idee, concetti, concezioni, crea deliberatamente, cercando cambiamenti e nuovi approcci ai problemi. È il cappello della creatività, porta a muoversi invece di giudicare, a considerare l’idea come ponte, propulsore, per qualcos’altro. Qui  si indossa la logica dell’assurdo, della provocazione a caso, del cambio di maschera.

 

  • Cappello Blu: è il momento di pensare col pensiero, di organizzare il pensiero. Il cappello blu è il direttore d’orchestra, richiede il controllo degli altri cappelli, per la sintesi di tutti i punti di vista, definisce il problema, compila un programma, un quadro complessivo.

 

 

La tecnica degli acrostici 

 

Per scrivere buone storie è necessario il talento ma le tecniche di creatività aiutano a comprendere che tutti possono scriverne una, purché non scattino auto-censure e pensieri d’incapacità. Giocare con gli acrostici è un ottimo spunto per ideare storie, collegando parole casuali, scelte collettivamente, senza alcuna logica preventiva. La persona che conduce il gruppo sceglie una parola qualsiasi, senza rivelarla, e considera ogni lettera come l’iniziale di un altro termine.  Ad esempio, “animazione” diventa A.N.I.M.A.Z.I.O.N.E.

Si stabilisce il significato di ogni iniziale, scegliendo una parola qualunque, senza pensarci, nè creare preventive connessioni logiche, come Arcobaleno, Nave, Ippopotamo, Mare, Albero, Zanzara, Innaffiare, Orecchio, Nespola, Ermafrodita. Riportatele sul foglio in verticale, cioè a partire dall’iniziale dell’acrostico.

Conclusa la fase di gruppo, tutti copiano lo schema, e devono ideare e scrivere individualmente una storia, usando tutte le parole, nella stessa successione o in un altro ordine, declinandole a piacere al maschile o al femminile, al plurale o al singolare.

Naturalmente si possono usare tutti gli altri vocaboli per narrare la storia, l’importante è vi siano comprese le parole dell’acrostico e che non s’impieghi più di mezz’ora per scrivere il soggetto. Scaduto il tempo, si procede alla lettura collettiva delle storie: è un’esperienza molto divertente ed istruttiva sulle possibilità della fantasia. Ecco una delle infinite storie possibili.

“Sul ponte della nave sbattuta dalle onde,  vedo spuntare l’arcobaleno all’orizzonte: che visione straordinaria! Peccato che io mi senta come un ippopotamo, per quanto ho mangiato nel salone ristorante, e ora tutto quel cibo finisce in mare con il mio vomito. L’albero della nave oscilla paurosamente, non si vede neanche una zanzara sul ponte. La pioggia non ha smesso un attimo di innaffiare la grigia distesa dell’oceano, il suono martella incessante nelle orecchie. Una nespola rotola sul pavimento del ponte, non l’ho vomitata io ma quell’ermafrodita del cuoco che tiene solo per sé i bocconcini prelibati e le primizie.”

Ma non è finita qui. Dal soggetto, seguendo le fasi successive, si realizza una scaletta delle azioni, una minisceneggiatura e lo story-board, con gli schizzi delle scene principali.

Si possono inventare altre storie, variando il genere: si può scrivere una storia comica, una drammatica, un thriller, un film di fantascienza, un horror… e vedere come le stesse parole, assumono significati totalmente diversi, cambiando i contesti in cui agiscono.

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