Linguaggio del corpo

Lo spazio personale

Ogni essere umano è nato da una sola cellula che si duplica a ripetizione: in ogni cellula del nostro corpo (ce ne sono 100 miliardi) c’è un nucleo di memoria, le informazioni genetiche ereditate, che viene trasformata con la duplicazione dell’RNA e immagazzinata come proteina. Ogni cellula dell’organismo ha la capacità di svolgere le stesse funzioni della cellula cerebrale. In altre parole, la mente è localizzata in tutto il corpo: il corpo pensa, ricorda, apprende.

Lo spazio personale è una proiezione dell’io ed è influenzato da fattori culturali, sociali, emozionali, dalla propria struttura fisica e dall’ambiente. Tra un gatto e un topo, come tra qualsiasi animale di specie diverse, c’è una “distanza critica”, quel centimetro in più da non superare, perché altrimenti scatta la fuga.

Tra gli animali della stessa specie, ed anche tra gli esseri umani, esiste una distanza personale ed una pubblica. Gli esperimenti hanno dimostrato che l’individuo manifesta la tendenza graduale a star solo, a costruire intorno a sé un “bozzolo” psicologico e spaziale. I territori collettivi, come la scuola, il lavoro, gli spazi pubblici, costituiscono un’eccezione, perché bisogna adattarsi alle regole sociali.

 Il contatto fisico

Il contatto fisico tra le persone può essere di tanti tipi: sessuale, tenero, aggressivo. Ci si può toccare con spinte, urti, pacche sulle spalle, e ci sono anche tanti modi di stringersi la mano. Ogni tipo di contatto trasmette un diverso senso d’intimitàIn genere preferiamo avere vicino amici, persone piacevoli, che non dirigono insistentemente su di noi lo sguardo. Una fonte di vicinanza fisica non gradita crea subito una sensazione di “invasione del territorio” e, con un improvviso mutamento di vicinanza, diamo il segnale che pone fine all’incontro. Naturalmente le regole variano secondo l’ambiente, la situazione e la cultura, ma il legame di un gruppo si può dedurre da quanto stanno vicine le persone.

Immaginate la situazione classica di un gruppo di persone in ascensore. Chi non l’ha mai vissuta? La vicinanza è forzata, tutti si dispongono per lo più con le spalle alle pareti, tendono a tacere, a non sfiorarsi nemmeno, a non guardarsi. Ognuna di loro percepisce gli altri come “troppo vicini”,  quando è violata la “distanza di sicurezza” di circa 50cm., una bolla personale che segna l’accesso nella sfera dell’intimità.

Nel linguaggio delle immagini, potremmo dire che si tratta di un primo piano, che ci avvicina intimamente al protagonista del film o, in fotografia, di un ritratto che svela particolari profondi della personalità.

 L’angolazione

È l’angolo con cui ci disponiamo rispetto agli altri, stando in piedi, nello spazio. Immaginiamo di essere al bar: stare faccia a faccia con qualcuno indica un rapporto gerarchico, o di sfida, mentre la posizione uno di fianco all’altro (a 90°), mette in luce un rapporto più intimo e collaborativo. Una persona collocata più in alto esprime un rapporto di dominanza, come in una ripresa dall’alto, che schiaccia i personaggi, mentre rimanere seduti con altri in piedi, rivela un rapporto di superiorità. Dato che è impossibile sostenere a lungo senza imbarazzo lo sguardo di chiunque, in un incontro a due è meglio sedersi nella posizione che consente più facilmente il disimpegno degli occhi: a 45° è più facile che nella seduta faccia a faccia in cui i commensali, per guardare altrove, sono costretti a girare testa e corpo, facendosi notare. Qualche regola può cambiare, tra paesi e civiltà diverse.

 La postura

 La postura è un segnale involontario, varia con lo stato emotivo di tensione o relax, ed è meno controllabile della voce e del volto: svela l’atteggiamento di una persona. Osservate qualcuno attentamente: il suo modo di camminare, di stare in piedi, di sedersi, rivela stili di comportamento e ruoli vissuti, stati d’animo, fiducia in sé, auto-immagine. L’analisi dei segni di rilassamento e di tensione, dimostra che di solito ci si sente più tranquilli con gli inferiori e con le donne. Anche se non osserviamo con attenzione una persona che ci sta di fronte – testa bassa, spalle incurvate, sguardo dimesso – percepiamo ugualmente la sua sensazione di inferiorità e, senza pensarci, ci comportiamo di conseguenza, affermando la nostra superiorità, oppure cercando di “tirarla su”, a seconda del carattere che abbiamo.

Immaginare la postura uguale in tutto il mondo sarebbe sbagliato: in ogni cultura, le persone hanno i loro modi peculiari di stare distesi, seduti, in piedi.  Inoltre ci sono molte variazioni tra uomini e donne, che dipendono dal contesto e dallo status sociale, dalle convenzioni in pubblico, dal tipo di relazione, che può essere improntata all’amicizia o all’ostilità, o condizionata da una visione patriarcale che vede l’uomo superiore e la donna inferiore, l’uno dominante, l’altra sottomessa.

 La distanza

Le persone si comportano diversamente in situazioni simili: al ristorante, un uomo e una donna con un rapporto di competizione, in genere siedono l’uno di fronte all’altro, mentre in una relazione di cooperazione si siedono di fianco o, più spesso, in diagonale. Esistono diversi tipi d’interazioni sociali, vale a dire di modi con cui gli individui  sono in relazione tra loro e con l’incontro stesso, inteso come un tutto: immaginate una discoteca. Come in tutti gli spazi, ci sono zone diverse di scambi tra le persone in cui anche i sensi operano diversamente, secondo la distanza:

  • Intima: consente di percepire calore, odore, tatto, è la ragazza che ti balla vicinissimo. Nel linguaggio delle immagini, corrisponde ai primi piani ed ai dettagli.
  • Personale: la distanza tra le persone è maggiore e attiva prevalentemente vista e udito, è il gruppo di amici che balla. Somiglia alla figura intera della distanza cinematografica.
  • Sociale: la distanza è maggiore, in questo caso valgono i modelli di linguaggio formale, diminuisce l’importanza dei segnali non verbali, come i cenni del capo o le espressioni del viso. È lo sguardo che abbraccia tutta la discoteca, senza distinguere i particolari, proprio come un campo lungo.
  • Pubblica: la distanza è ancora più grande, in un concerto in piazza, ad esempio, è una sottolineatura dell’essere insieme, dell’essere pubblico. Nel linguaggio del cinema, si collega ad un campo lunghissimo.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...