Perdere la faccia

ElmejorMagoesReydeSU Propia Vida

Viviamo tempi difficili. Pare che nessuno voglia più essere chiamato “anziano” e men che meno “vecchio”. I pubblicitari, adulatori a fine di lucro, hanno coniato da tempo il termine “Nyss”, cioè New Young Sixty-Seventy Years (i nuovi giovani di 60-70 anni) per designare appetitosamente questo target, cui far desiderare nuovi prodotti. Ma la scomparsa dell’immagine della vecchiaia dai media (e quindi dall’attuale fonte dell’immaginario collettivo) è avvenuta già da molto tempo, forse faceva ancora notizia, una ventina d’anni fa, la dimissione forzata di Isabella Rossellini da testimonial per una crema anti-età, al compimento dei suoi 40 anni. Oggi l’imperativo d’obbligo per donne e uomini è rimanere giovanili a tutti i costi. È un paradosso: proprio quando ci avviamo ad essere un popolo di vecchi, la vecchiaia diventa un disvalore, non ha appeal, fa paura.

Adolfo Bioy Casares

Adolfo Bioy Casares

 Lo intuiva già nel 1969 Adolfo Bioy Casares nel suo “Diario della guerra al maiale”, in cui il maiale è l’anziano in una società di giovani, perseguitato, sterminato, costretto a mascherare i propri cinquant’anni, per paura di emarginazione e morte. Sembrava un romanzo surreale, oggi è quasi d’attualità con i suoi dialoghi tra uomini: “Tu te li tingi?” – “Sei impazzito? Grazie a Dio non ne ho bisogno”. Dunque, una realtà che ti spinge ad omologarti, per non essere tagliato fuori. Chi abbia provato a non tingersi i capelli sa quanto sia difficile (più semplice smettere di fumare), non solo per sé ma soprattutto per la forte pressione sociale contraria. Parenti, amici, colleghi, semplici conoscenti, la disapprovazione più forte viene dalle donne, le ultrasettantenni sono le più accanite sostenitrici della tintura fino alla tomba. In crisi anche il tradizionale fascino dell’uomo brizzolato. L’immagine della vecchiaia si adegua al modello di sviluppo, che ci vuole consumatori a lungo termine e pensionati il più tardi possibile. Nuove industrie fanno affari e garantiscono occupazione, più che alla sulla faccia nostra.

Anna Magnani

Anna Magnani

Non mi togliere nemmeno una ruga. Le ho pagate tutte care”, pare abbia detto Anna Magnani al suo truccatore, prima di un ciak. Ma è un’eccezione. La ruga è bombardata con agenti chimici, spianata, stirata, aggredita, bandita, vissuta con umiliazione, vergogna, autoemarginazione. Insieme alle rughe, va via la nostra peculiare immagine.

Scrive James Hillman ne “La forza del carattere”: “Dei quarantacinque muscoli facciali, a parte quelli funzionalmente necessari per masticare, baciare, annusare, soffiare, strizzare gli occhi, battere le palpebre e contrarre la pelle per scacciare via le mosche, tutti gli altri servono esclusivamente per esprimere emozioni. Non servono per nutrirsi, per abbattere il nemico, allevare la prole o compiere l’atto sessuale. I ventriloqui dimostrano che non sono nemmeno necessari per parlare. E non lo sono nemmeno per respirare, ascoltare o dormire. L’esuberanza della muscolatura facciale serve per l’espressione delle emozioni, e non solo le più importanti, ma anche e specialmente certe sottigliezze dell’uomo civilizzato, come l’arroganza del sopracciglio alzato, il sarcasmo a bocca storta, il finto candore degli occhi sgranati, l’impassibile indifferenza, i sorrisini e i sogghigni. Per mezzo di questi muscoli la faccia disegna ritratti. La psiche manifesta esteticamente i propri stati d’anima. I tratti del carattere diventano immagini intelligibili”.

"Fiesta"  di Tito di Pippo

Maschere dell’artista di Tito di Pippo

Un libro straordinario questo, scritto a 88 anni da un profondo indagatore della psiche umana. Un libro che riconcilia con la senilità e fornisce idee immaginative “capaci di aggraziare il diventare vecchi e di parlare alla vecchiaia con l’intelligenza che essa si merita.” Grazie a lui apprendiamo quanto la nostra faccia sia importante per tutti.  “Se la faccia è il luogo in cui ha inizio l’etica di una società, che cosa accade alla società quando la faccia che invecchia è modificata chirurgicamente e repressa dalla cosmesi e il suo carattere accumulato è falsificato? Quale danno etico si produce quando le facce hanno scarsa visibilità? O quando esposte alla pubblica vista sono soltanto le facce depilate, truccate e rese telegeniche per garantire un prodotto? Oppure quelle non ritoccate che appaiono abbastanza miserande da commuovercisi sopra per un po’? Bisognerebbe forse, per il bene della società, proibire la chirurgia estetica? Considerare il lifting un crimine contro l’umanità? Perché il modo con cui trattiamo la nostra faccia ha conseguenze sulla società. La tua faccia è l’Altro per tutti gli altri. Se non mostra più la sua vulnerabilità assoluta, allora le ragioni della pietas, l’esigenza di sincerità, la richiesta di risposte, sulle quali poggia la coesione sociale, hanno perduto la loro sorgente originaria.”

testeditvL’apporto che i vecchi possono dare alla società (…) è soprattutto nella loro faccia, nel coraggio di esporsi alla vista. Abbiamo a disposizione troppo poche immagini della irresistibile intensità dell’anima. Troppo poche facce da additare, nessun antenato visibile a cui ancorare la collettività. Chi, alla televisione, possiamo guardare e sentirci toccati nel profondo dell’anima? Quale figura pubblica è in grado di rimettere in carreggiata una nazione con la sola forza del carattere quale è visibile sulla faccia invecchiata? Mancando di vecchi capaci di essere antenati, che cosa ci rimane? Una manica di bulli rampognanti e di isterici da pulpito, le cui facce smentiscono le virtù che predicano”.

James Hillmann

James Hillmann

Parole ispirate, in rotta di collisione con il presente politico, sociale, culturale e con il futuro affollato di ultra-ottantenni, si spera, autosufficienti. E allora, diventiamo fieri della nostra faccia, amiamola, ogni segno l’abbiamo guadagnato sul campo. Scrolliamoci di dosso paure nascoste e pressioni sociali. La bellezza delle nostre facce dense di storia emozionerà il mondo.

Ida Mastromarino

Anticalcare per la mente

elemento agua

Elemento Acqua – Digital art di Ida Mastromarino

Nella nostra giovinezza abbiamo contestato “la tradizione”, vedendo in essa lacci troppo stretti o considerandola “di destra”. In realtà, quella che ci presentavano come “assoluta” era una forma annacquata, distorta dai poteri che sanno come manipolare le menti, per legarci ai fili dei nostri desideri e farci danzare le loro coreografie preordinate.                   Ci siamo nutriti delle loro favolette per tutti i gusti, le abbiamo assaporate, pensando che fossero impastate anche con la nostra farina.

elemento tierra

Elemento Terra – Digital art di Ida Mastromarino

Duole rendersene conto, lo so. Disincrostarsi non è mai facile. Il calcare si annida nei posti più segreti. Nessuno lo fa volentieri, di solito ci si è costretti. Afferma C.G. Jung: “Nulla si trasforma senza necessità e la personalità umana meno che mai. Essa è terribilmente conservatrice, per non dire inerte. Solo la più dura necessità riesce a risvegliarla.”   Mettere in discussione il proprio Ego, con tutto il suo corredo di certezze, abitudini mentali ed emotive, è un lavoro impegnativo, che non ha mai fine. In cambio, si produce la nascita di un livello di coscienza superiore e la mente si apre a nuove percezioni della realtà. Questo insegnano tutte le tradizioni filosofiche e religiose antiche.

Conoscendo te stesso conosci tutti i difetti e i pregi del mondo.

elemento aire

Elemento Aria – Digital art di Ida Mastromarino

La Scienza contemporanea conferma molte intuizioni della Tradizione, spostando i confini del conoscibile fuori dalla limitata percezione umana. Costretti nei limiti della percezione sensoriale, soggetti all’illusione di un solido ordine razionale e alla potenza oscura delle emozioni che mina quell’ordine dall’interno, la nostra mente proietta continuamente immagini e pensieri. Poco importa che siano reali o immaginari, per il cervello hanno la stessa concretezza di segnale elettrico che innesca processi fisici. Conoscersi significa capire come funzioniamo, vedersi oggettivamente.

elemento fuego

Elemento Fuoco – Digital art di Ida Mastromarino

Le Fanove – Elemento Fuoco

Musica e creazione video Ida Mastromarino.

In campo lungo,

il fuoco evoca e brucia i fantasmi del passato:

riti arcaici, roghi, persecuzioni, pestilenze.

In primo piano,

purifica le menti col suo caldo gioco di particelle,

fluido mutamento quantistico in azione.

Eleva verso l’alto se è fuoco spirituale, fuoco freddo.

Liberato dalla zavorra delle passioni,

Aperto all’amore universale,

l’Ego si dissolve nella danza degli elementi.

Se non c’è aria non c’è fuoco, se non c’è acqua non c’è fumo,

se non c’è terra non c’è legna da ardere.

Siamo inseparabili dal tutto.

Siamo interconnessi.

Siamo il Tutto.

Elemento Fuoco Elemento Fuoco2

2013 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A San Francisco cable car holds 60 people. This blog was viewed about 3,300 times in 2013. If it were a cable car, it would take about 55 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

Le Cadavre exquis

titodipippoblog

“Le Cadavre exquis ha, se ben ci rammentiamo – e se osiamo dire così – preso origine verso il 1925 nella vecchia casa, ora distrutta, del numero 54 della rue du Château. Là, molto prima di dedicarsi allo studio delle prospettive della letteratura americana, Marcel Duhamel ricavava dalla sua partecipazione abbastanza fantasiosa (ma di stile elevato) all’industria alberghiera, di che ospitare in pianta stabile i suoi amici Jacques Prévert e Yves Tanguy, che ancora non eccellevano se non nell’arte di vivere e vivificare tutto ciò che li circondava con le loro battute di spirito. Anche Benjamin Péret fece un lungo soggiorno presso Duhamel. Il non-conformismo assoluto, la più generale mancanza di rispetto erano di rigore, lo spirito più sbrigliato vi regnava. Il tempo era dedicato sempre al piacere e a nient’altro. Ogni sera, o quasi, ci vedeva riuniti intorno a una tavola, dove il Château-Yquem non sdegnava di fondere la…

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Amarsi davvero

amore

A tutte le donne, e a tutti gli uomini, auguro di imparare ad amarsi davvero, liberi da antichi traumi emotivi infantili, liberi dagli stereotipi d’amore fasullo, liberi dalle finzioni della passione consumista. La violenza non è mai terreno d’amore.

Vittima si fa chi non ripulisce la propria anima dai desideri indotti dalle pressioni familiari, sociali e culturali.

Gli uomini sono forzati a rimuovere gli aspetti femminili del proprio sé, come le donne a ignorare i propri lati maschili. Il risultato è una vita con le maschere, amore da palcoscenico per ego insicuri, ben lontano da scambio, intimità, autentica comunicazione.

Per cambiare (se stessi e non gli altri!) occorre determinazione: riuscire a guardarsi senza auto-commiserazione, sostenere a lungo lo sguardo sulle proprie ombre interiori, essere disposti a staccarsi di dosso le croste delle abitudini mentali ed emotive, anche se fa male.

L’educazione sentimentale dei bimbi non è fatta di belle parole ma di esempi da imitare.

È questa la responsabilità che abbiamo, se non vogliamo che il mondo ripeta sempre le stesse tristi storie.

25/11/2013

amore2

Cristalli pensieri alati

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Ogni cristallo cresce seguendo le sue regole interiori.

Ed ha i suoi (lunghi) tempi.

Tu puoi solo proporgli degli appigli,

sperando che i materiali gli siano graditi,

ma non pensare di programmarlo.

Ogni sale ha i suoi gusti.

E’ proprio questa sua libertà che rende gioiosa la creazione.

Tu e gli Elementi, insieme, nel campo.

Cristalli pensieri alati - di Ida Mastromarino

Cristallo “pensieri alati” di Ida Mastromarino

Cristalli "pensieri alati"  di Ida Mastromarino

Cristallo “pensieri alati” di Ida Mastromarino

Le immagini di dentro

La lingua segreta delle immagini - Foto dell'artista Teijo

il mio primo libro nella foto dell’artista Teijo

Quattro anni dopo la stesura del mio primo libro “la lingua segreta delle immagini”, non cambiano le premesse ma i contesti:

  1. Internet invade le menti di immagini, valanghe a getto continuo, ben al di là del concetto di “flusso”. Direi piuttosto tsunami, inondazione permanente.
  2. Imparare come si creano le immagini non interessa quasi a nessuno, tutti hanno il proprio aggeggio digitale, dallo smartphone in su, e ci fanno quel che gli pare. Già si pone evidente piuttosto la necessità di disintossicarsi dalla dipendenza.
  3. Insegnare come si creano le immagini non interessa più neanche a me. Confesso che tutto ciò che apprendo tra studi ed esperienze mi conferma che non ci sono regole creative da rispettare, solo limiti imposti dalla produzione industriale.
  4. Una cosa sola non è cambiata: le immagini continuano ad influenzare la nostra psiche, ad agire sulla memoria. I cervelli umani sono molto manipolabili, se non si sa come usarli. E, a scuola, nessuno ci ha insegnato questa lingua, che è rimasta “segreta”, sepolta dal razionalismo negli scantinati bui dell’anima.
  5. Ignari del funzionamento della nostra mente siamo alla mercé del primo venuto (bravo/a manipolatore/trice) o, semplicemente, ci facciamo male da soli.  Vale la pena iniziare un nuovo viaggio verso i remoti confini interni.

Nel frattempo, pubblico integralmente il mio primo libro su questo blog.

Elemento fuego - videoart

Elemento fuego – videoart

“Gli archetipi sono dinamici, sono immagini istintive, non inventate dall’intelletto. Stanno sempre lì e producono certi processi nell’inconscio, che si potrebbero perfettamente paragonare ai miti. E’ l’origine della mitologia. La mitologia è una drammatizzazione della costellazione di immagini che formulano la vita degli archetipi. I fondamenti di tutte le religioni, di molti poeti e così via, sono fondamenta del processo mitologico interno, qualcosa di necessario perché l’Essere Umano non è completo se non è cosciente di questo aspetto delle cose.” Carl G. Jung

Cristalli per versi salaci

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Ho un amico poeta surreale a cui dedico quest’opera.

Sono certa che saprà come usarla.

Che il sale rosa dell’Himalaya

lo accompagni nella sua creazione,

come ha fatto con me.

cristalliperversisalaci IMG_4275 IMG_4276

…e così è stato. Ecco la sua sapida, estemporanea, creazione.

“Sono un alfa poeta
Sono un pò etebeta
Dalla bocca aperta come un delta
Emano raggi gamma
Poichè sono un esteta
Mica un idiota
Che skappa
Su d’una lancia lambda
Se poi tu come mi
Non dici no
Non dici si
Ma solo ni
Comprendi l’importanza
D’usar penne sì croste
Per raggiunger vette
Alte
Altissime
E si sale
Si sale
Sissale salace

Da quì sù
Guardo quá
Guardo lá
E
Toh!
Ecolo là
È proprio quelo
Quelo lá

L’abominevole boeta delle nevi
Il più salace di tutti
Tutti tutti
Più salace perfino 
del feroce saladino

Un boeta
Sbarabaus
In questo caso
L’abominevole saladino delle rime

E chissà, chissà
Chiosa a vanvera
Quali vette poteva raggiungere
Se inforcava
Sì taltanta penna
Di certo il boema
Avrebbe fatto 
Meno pena”

Valerio Sbarabaus Metteo